Selacapo.net Interview with Daniele Bolelli

The following interview was conducted in Italian.  To view the original article click here:  Intervista a Daniele Bolelli, “taoista ubriaco”

Oct. 20, 2012 – By Stefano Cazzaro

Potrei parlarvi di Daniele Bolelli come farebbe un qualsiasi “giornalista” di Studio Aperto, raccontando la storia di chi, trasferitosi dall’Italia in America, ce l’ha fatta, ha sfondato. Ma eviterò di farlo. Innanzitutto per esimere il povero Daniele, che leggerà questa intervista, dall’assistere a teatrini alla Barbara D’Urso (come dici Daniele? Chi è Barbara D’Urso? Nessuno, nessuno.. va tutto bene..). E poi perché ora il nostro drunken taoist –si definisce così- è un americano in tutto e per tutto. Ehm.. si.. più o meno! Le contaminazioni etniche all’interno della sua famiglia, infatti, non mancano di sicuro, e passano anche attraverso la Cina. Del resto le contaminazioni per Daniele sono una prerogativa assoluta: scrittore, artista marziale (il connubio tra le due cose lo trovate nel suo libro On the Warrior’s Path), professore universitario, appassionato di religioni (non avete ancora letto il suo iGod: Istruzioni per l’Uso di una Religione Fai da Te ?). Fermiamoci qui. Lasciamo parlare lui, il “taoista ubriaco”, colui che ci ha gentilmente concesso questa intervista per i lettori di Selacapo.net.

Daniele Bolelli, sappiamo che a 18 anni ti sei trasferito dall’Italia a Los Angeles. Cosa ti ha spinto ad andartene dal belpaese?

Le prospettive che avevo davanti a 18 anni mi facevano abbastanza schifo. L’ Italia mi sembrava (e continua a sembrarmi) un ottimo posto dove andare in vacanza, ma non esattamente terreno fertile per far accadere qualcosa: troppa pesantezza, troppa stasi, troppa cultura vecchia, troppa gente che utilizza la propria intelligenza per sedersi ad un bar e offrire 15 ragioni perché un progetto nuovo non funzionerebbe mai. Los Angeles era spaventosa… non avevo idea di cosa aspettarmi…tutto (nel bene e nel male) poteva accadere e il che mi allettava un sacco.

Ed una volta arrivato a Los Angeles cos’è successo effettivamente? Quali sono stati i trampolini di lancio che hai trovato e dai quali ti sei tuffato?

Mi ci è voluto parecchio tempo per adattarmi a standard culturali molto diversi. Qui, ad esempio, è facile incontrare gente ma anche più facile vederli sparire e non parlarsi più. Gli standard dell’ amicizia fanno un po’ schifo. In compenso, è molto, molto più facile che qualcuno decida di aprirti porte unicamente grazie ad entusiasmo e buone idee.

All’epoca ti occupavi già di tutto ciò di cui ti occupi oggi (arti marziali, religioni…)? Se si, come sei riuscito a proporti con tutto il mix di cose che gravitano attorno a te?

Più o meno si. Ho cacciato lungo e in largo per riuscire a trovare un modo di mettere insieme i miei svariati interessi. Ci è voluto un po’, ma mi sembra funzionare.

Tra tutti i tuoi interessi c’è anche l’ambito delle religioni, che ti ha portato a scrivere ‘Igod: istruzioni per l’uso di una religione fai da te ‘. Che utilità ha farsi una religione personale? Non è molto più comodo aderire in tutto e per tutto ad una confessione religiosa?

E’ più comodo sì, ma il prezzo da pagare è la tua individualità. Se non crei da te la tua via, sei alla mercé dei dogmi altrui.

Credi sia quindi l’individualità l’attitudine da promuovere oggi? Anche magari in favore di un sereno rapporto con la religione…

Assolutamente. Se non ci sei tu con tutta la tua individualità, nulla del resto conta.

Restando in tema di religione, cosa ne pensi del moderno stato delle cose della Chiesa cattolica?

Il fatto che la Chiesa cattolica esista ancora è un abominio. Un’istituzione la cui storia è macchiata di inquisizioni, caccia alla streghe, repressione contro la scienza, crociate, e più recentemente un orrendo record di abusi sessuali verso i minori e l’annesso tentativo di insabbiare il tutto…decisamente non merita di esistere.

Tu però sei anche un’artista marziale. Cosa pratichi? In che modo le arti marziali incidono sulla tua attività di scrittore?

Pratico Mixed Martial Arts, pugilato e brazilian jiujitsu. Gli sport da combattimento ti impediscono di mentire a te stesso, e ti abituano ad una schiettissima onestà che è utile in tutto, incluso lo scrivere.

Il progetto che ora ti vede coinvolto in prima persona si chiama ‘The drunken taoist‘. Ce ne parli?

E’ un podcast che mira a mettere in scena conversazioni con individui straordinari provenienti dai più diversi campi del sapere. Tra gli invitati con cui registrerò episodi ci saranno comici quali Duncan Trussell e Joe Rogan, musicisti come Ben Harper, divinità sportive come Mike Vallely e Randy Couture, e altri ancora quali la figlia di Bruce Lee e parecchi altri.

Inoltre si vocifera che in futuro condurrai un programma tv in America a sfondo storico. Ci riveli qualcosa di più a riguardo?

E’ un progetto di serie televisiva con Pete McCormack, il regista del documentario “I Am Bruce Lee” e “Facing Ali’”. Trattasi di un approccio completamente diverso alla storia: immaginati un programma storico tenuto da Bourdain, Bruce Lee ed Eminem…la vibe sarebbe questa. Siamo in caccia di network al momento.

Se fossi il proprietario di un network televisivo vi sottoscriverei l’idea immediatamente! Grazie Daniele per l’intervista. Ti va di salutare i lettori di regalandoci una piccola perla motivazionale?

Rendete la vostra vita un capolavoro o vengo a randellarvi.

A cura di Stefano Cazzaro